INNANZITUTTO,CREDO SIA OPPORTUNO PER TUTTI CHIARIRE IL SIGNIFICATO DI BLUFF: Il cosiddetto bluff (dall'inglese to bluff: ingannare) è un atteggiamento tenuto da un giocatore durante una partita, un gioco o una competizione di qualunque altro tipo che lo veda contrapposto ad uno o più avversari, tendente ad indurre in errore un avversario, impedendogli di capire quale sia la propria situazione di gioco, ................................ Si tratta solamente di cercare di mascherare le emozioni del gioco in funzione della propria strategia, ingannando l'avversario...................... ......In senso figurato è chiamata bluff qualsiasi finzione volta a far credere meriti o caratteristiche personali non vere, per avvantaggiarsi su di un avversario.
Dopo questa breve e credo esaustiva spiegazione del termine BLUFF tratta da wikipedia,entriamo nel cuore del problema andando per ordine.
Il primo grande Bluff,dal dopo guerra ad oggi, che nostro malgrado siamo stati costretti a subire, ha inizio con l'ormai famosissimo "PACCHETTO COLOMBO" che per coerenza,visti i risultati,chiamero' "PACCO COLOMBO". Nei primi anni 70 a seguito della rivolta di Reggio Calabria per l'assegnazione del capoluogo, il governo, per dare un contentino (forse anche per interessi legati ad altre zone d'italia)decise nell’ambito di una serie di provvedimenti denominati “PACCO COLOMBO”, dal nome dell’allora ministro dell’Industria, Emilio Colombo, di stanziare anche trecento miliardi di lire per la costruzione di uno stabilimento a Saline Joniche che avrebbe dovuto dare lavoro a mille persone circa. Lo stabilimento era la LIQUICHIMICA. In realta' il complesso industriale doveva sorgere in Sicilia pero' dopo la rivolta di Reggio il governo decise per Saline.La LIQUICHIMICA avrebbe dovuto essere uno stabilimento per la produzione delle bioproteine sintetiche.
Una fabbrica per produrre qualcosa che, chi di competenza, sapeva gia' essere cancerogena e quindi fuorilegge. MA QUESTO IL POPOLO NON LO SAPEVA!! Pur essendo all'epoca solo un ragazzo,ricordo perfettamente, l'entusiasmo carico di speranza e di sogni che pervase centinaia di giovani e di famiglie intere della nostra zona.Una fabbrica!!Una fabbrica vera non si era mai vista dalle nostre parti. La possibilita' di un'occupazione stabile e quindi di uno stipendio mensile fisso in una zona economicamente depressa e ad altissimo indice di disoccupazione come la nostra , era una manna dal cielo,un vero e proprio miracolo, roba da far perdere il sonno. Ma le speranze,le illusioni,le aspirazioni,i sogni di cui l'aria stessa era permeata,erano purtroppo destinati ad infrangersi contro l'amara realta'.
Era il lontano1976 quando lo stabilimento "finalmente" con la gioia di tutti fu ultimato. Ricordo ancora perfettamente il giorno in cui lo misero in funzione. Da Melito a Saline ci sono circa sei chilometri,eppure a Melito quel giorno,era come se la terra sotto i piedi tremasse,si avvertiva un rumore cupo,assordante, sembrava l'urlo di un enorme animale preistorico ferito a morte, era come se le viscere della terra stessero per esplodere. Ho chiesto cosa fosse quella specie di boato e mi e' stato risposto che era il rumore della tecnologia, del progresso e del benessere che piano piano ci avremmo fatto l'abitudine. In realta' , quel rumore,era solo la voce di migliaia di sogni infranti,di illusioni disilluse,di speranze disperate. Dopo solo qualche ora di funzionamento, la chiave del quadro comandi dello stabilimento fu staccata e gettata per sempre in mare. La cosa paradossale fu che L'Istituto Superiore della Sanità, lo stesso organo statale che finanzio' il progetto, non rilascio' il permesso per l'attivazione degli impianti e vietò la messa in produzione, in quanto le bioproteine per alimentazione animale essendo prodotte con sostanze derivate dal petrolio come le paraffine avrebbero potuto avere degli effetti cancerogeni ,cosa che peraltro sapevano gia' perfettamente prima. Finisce cosi' miseramente il primo tentativo di industrializzare la zona.
In eredita' del "PACCO COLOMBO"ci rimane, al posto delle bellissime spiagge e degli agrumeti, solo un ammasso di cemento, ferro, amianto, una ciminiera ormai monumento all'imbecillita' dell'uomo e lo scheletro di un porto costruito a servizio dello stabilimento.
Il porto, la sola struttura dello stabilimento che avrebbe potuto, come si suol dire, "farci piangere con un occhio", e' stata abbandonata a se stessa. La mancanza assoluta di qualsiasi tipo di intervento manutentivo serio, sommato alla errata progettazione dei bracci,hanno fatto si che il mare, prima insabbiasse completamente l'imboccatura,poi successivamente, durante una violenta mareggiata ,abbattesse il muro del molo. Oggi, quello che e' l'unico porto tra Reggio e Roccella e' solo un ricovero temporaneo di imbarcazioni,quando invece,se ci fosse la volonta' politica,con un finanziamento di qualche milione di euro (una bazzecola rispetto allo sperpero di danaro pubblico) e con un serio piano integrato di gestione territoriale,potrebbe diventare uno dei porti turistici piu' importanti del Sud Italia.
Ma questo, evidentemente, ai signori del palazzo non interessa e non conviene, perche' quando un popolo inizia a stare bene, ad avere un'economia solida, ad essere economicamente indipendente, la politica e i politicanti privi di scrupoli iniziano a perderne il controllo. Il senso di sudditanza e servilismo dettati dal bisogno,caratteristica delle aree depresse come la nostra, iniziano a scomparire e con essi anche la comoda gestione dei voti. Purtroppo la verita' e' che siamo una delle tante microaree del sud italia considerate come un serbatoio di voti,un pozzo da cui attingere suffragi sicuri, spostabili e pilotabili, ora da un lato ora dall'altro a secondo delle esigenze. La condizione necessaria perche' resti questa situazione, e' che dobbiamo essere e restare un popolo che ha bisogno. Ci hanno fatto credere di avere in mano delle carte, invece ne avevano delle altre: HANNO BLUFFATO.
La strategia adottata dagli uomini del palazzo negli ultimi decenni e' sempre la stessa. Periodicamente,ogni cinque o dieci anni, ci propongono qualcosa spacciandola come la svolta epocale per la nostra terra,tranne poi lasciarci con un palmo di naso.
Il secondo grande BLUFF perpetrato ai nostri danni, ha inizio quasi contestualmente al fallimento definitivo dell'operazione Liquichimica.Verso la fine degli anni settanta,le Ferrovie dello Stato (ancora ente statale al 100%) decidono di costruire uno stabilimento per la costruzione e riparazione di vetture e locomotori. Le OFFICINE GRANDI RIPARAZIONI ( O.G.R.). Come sito ideale, per la costruzione dell'opera,venne individuata nel Comune di Montebello Jonico, a Saline Joniche, vicino il complesso della liquichimica,una vasta area prospiciente il mare coltivata ad agrumeti .
Le promesse e gli impegni dei politici iniziarono a fioccare come una nevicata sulle alpi. Promisero che sarebbe stata una delle officine tecnologicamente piu' avanzate del nostro paese,che avrebbe garantito 1000 e passa posti di lavoro,che la nostra economia era destinata a cambiare per sempre in positivo,che non ci sarebbe stato piu' bisogno di emigrare per trovare lavoro,insomma che le OGR ci avrebbero reso ricchi, felici e contenti. E' stato come buttare benzina su un cumulo di braci ardenti. In un attimo,si sono riaccese nella popolazione,le speranze,i sogni e le illusioni di un futuro migliore per se ed i propri figli. Nel mentre, i politici privi di scrupoli, iniziavano a promettere posti di lavoro a destra e a manca accaparrandosi voti per le varie tornate elettorali,i lavori per la costruzione dello stabilimento procedevano spediti. Venne costruito un ponte che, passando sopra la s.s.106 e fiancheggiando la linea ferrata esistente,doveva servire come accesso allo stabilimento per i convogli.
Un enorme serpente di cemento che deturpando irrimediabilmente il paesaggio, ostacolava (e ostacola) la vista del mare e impediva (ed impedisce) di edificare qualsiasi tipo di costruzione nelle vicinanze. Ma giustamente anche questo, all'epoca, e' stato ben accetto dalla popolazione. Un sacrificio di natura paesaggistica e territoriale fatto in nome del benessere collettivo era un giusto prezzo da pagare. I lavori, durati circa una decina di anni, si avviavano all'ultimazione e la corsa alle raccomandazioni si faceva sempre serrata e ricca di partecipanti. Chi lavorava gia' per le FF.SS. in altre province cercava di essere avvicinato,chi sperava di essere assunto,chi ambiva ad un'occupazione per un figlio o un familiare,insomma quasi tutte le famiglie dell' hinterland avevano bisogno di qualcosa. Chiaramente,in una situazione del genere,i soliti politici intellettualmente disonesti,sguazzavano come rospi in uno stagno pieno di moscerini. Nella seconda meta' degli anni ottanta, i lavori vengono ultimati e lo stabilimento aperto, ma immediatamente si capisce che qualcosa non va per il verso giusto. Da subito la struttura viene sfruttata a scartamento ridotto.
Dei mille e passa posti di lavoro solo un centinaio circa vengono coperti con personale gia' in organico alle FF.SS., di concorsi e di nuove assunzioni neanche l'ombra. La popolazione comincia a capire, i sogni,le speranze e le illusioni iniziano a svanire e il malcontento a serpeggiare. Considerato che negli anni novanta non era prevista alcuna opera sulla quale poter speculare, i politicanti avevano bisogno di qualcosa per non farsi sfuggire la situazione dalle mani. Con la complicita' delle FF.SS. ,che nel frattempo diventano Ferrovie dello Stato S.p.A il cui principale azionista è lo Stato italiano attraverso il Ministero del tesoro,riescono, fra un congresso e una riunione,un incontro con i sindacati ed uno con le maestranze,un comizio ed un'intervista,a tirare la corda e a far si che la situazione resti in fase di stallo fino alla fine degli anni novanta,garantendosi cosi' altri dieci anni di "BLUFF" e di pascolo politico abusivo nel nostro territorio. Nel 2001 il 1° di Gennaio,quando il pozzo delle promesse e degli impegni NON MANTENUTI ha finito di regalare "vagonate" di voti, le Ferrovie dello Stato spa hanno deciso di chiudere le OGR di Saline Joniche avvantaggiando analoghi impianti operanti in altre regioni e regalando al nostro territorio un'altra "CATTEDRALE NEL DESERTO"di cui certamente non ne avevamo alcun bisogno. La politica ha necessita' di zone economicamente depresse come la nostra. HA BISOGNO DI POPOLI CHE HANNO"BISOGNO".Ci hanno fatto credere di avere in mano delle carte, invece ne avevano delle altre: HANNO BLUFFATO.
Il terzo grande BLUFF che ritengo abbiamo subito, a differenza dei primi due che sono inconfutabili, sara' sicuramente oggetto di discussione perche' non tutti lo giudicheranno tale. Fa parte dell'ampio progetto malriuscito di industrializzare la provincia di Reggio Calabria ed e' stato concepito per collegare velocemente quelli che avrebbero dovuto essere i poli principali. La zona di Melito P.S.-Montebello e quella di Gioia Tauro-Rosarno. A supporto della Liquichimica, delle OGR di Saline,del Porto e del mai realizzato quinto centro siderurgico di Gioia Tauro tutte opere targate "PACCO COLOMBO", venne pensato, progettato, finanziato e realizzato il raddoppio ferroviario e l'elettrificazione della tratta Reggio - Melito. Effettivamente,il popolo dei pendolari,dall'attivazione del doppio binario qualche vantaggio lo ha avuto.
La tratta Melito -Reggio viene fatta risparmiando qualche minuto e con una maggiore frequenza di corse rispetto a prima. Certo che, in virtu' dello sforzo economico profuso per l'ammodernamento tecnologico dell'intera linea ferroviaria ed al prezzo che abbiamo dovuto pagare dal punto di vista turistico-costiero,i vantaggi tratti sono veramente poca cosa. Visto l'atteggiamento e la posizione di Rfi nei confronti della linea jonica , in una coerente ottica di aspettative positive,ci saremmo aspettati un'adeguata riconsiderazione dell'offerta trasportistica non solo dei treni regionali ma anche e soprattutto per i collegamenti nazionali. Purtroppo cosi' non e' stato. La tanto osannata e decantata metropolitana di superficie “nome ad effetto inventato per dare un tono di maggiore importanza al raddoppio ferroviario”,e’ servita, quasi esclusivamente, a spendere un bel po’ di soldini pubblici e ad alzare una sorta di cortina di ferro fra la terraferma ed il mare impedendo definitivamente qualsiasi tipo di sviluppo costiero. I politici degli enti locali di allora, avrebbero potuto, con un atteggiamento meno passivo e molto piu’ interessato, obbligare le FF.SS. ad interrare la linea ferrata come hanno fatto a Reggio Calabria con il lungomare o addirittura,assumendo un ruolo attivo e propositivo,confrontarsi con le FF.SS. sulla possibilita’ di progettare e realizzare quello che era un antico sogno risalente alla fine degli anni Sessanta quando Nello Vincelli era sottosegretario ai Trasporti e cioe’: trasferire la linea ferrata a monte per lasciare la parte litoranea a programmi turistici.Dall'ultimazione del raddoppio ferroviario sono passati un po' di anni, avanti con il prossimo bluff. Ad ognuno le proprie considerazioni sul passato ed anche sul futuro della nostra terra.
Dopo questa breve e credo esaustiva spiegazione del termine BLUFF tratta da wikipedia,entriamo nel cuore del problema andando per ordine.
Il primo grande Bluff,dal dopo guerra ad oggi, che nostro malgrado siamo stati costretti a subire, ha inizio con l'ormai famosissimo "PACCHETTO COLOMBO" che per coerenza,visti i risultati,chiamero' "PACCO COLOMBO". Nei primi anni 70 a seguito della rivolta di Reggio Calabria per l'assegnazione del capoluogo, il governo, per dare un contentino (forse anche per interessi legati ad altre zone d'italia)decise nell’ambito di una serie di provvedimenti denominati “PACCO COLOMBO”, dal nome dell’allora ministro dell’Industria, Emilio Colombo, di stanziare anche trecento miliardi di lire per la costruzione di uno stabilimento a Saline Joniche che avrebbe dovuto dare lavoro a mille persone circa. Lo stabilimento era la LIQUICHIMICA. In realta' il complesso industriale doveva sorgere in Sicilia pero' dopo la rivolta di Reggio il governo decise per Saline.La LIQUICHIMICA avrebbe dovuto essere uno stabilimento per la produzione delle bioproteine sintetiche.
Una fabbrica per produrre qualcosa che, chi di competenza, sapeva gia' essere cancerogena e quindi fuorilegge. MA QUESTO IL POPOLO NON LO SAPEVA!! Pur essendo all'epoca solo un ragazzo,ricordo perfettamente, l'entusiasmo carico di speranza e di sogni che pervase centinaia di giovani e di famiglie intere della nostra zona.Una fabbrica!!Una fabbrica vera non si era mai vista dalle nostre parti. La possibilita' di un'occupazione stabile e quindi di uno stipendio mensile fisso in una zona economicamente depressa e ad altissimo indice di disoccupazione come la nostra , era una manna dal cielo,un vero e proprio miracolo, roba da far perdere il sonno. Ma le speranze,le illusioni,le aspirazioni,i sogni di cui l'aria stessa era permeata,erano purtroppo destinati ad infrangersi contro l'amara realta'.
Era il lontano1976 quando lo stabilimento "finalmente" con la gioia di tutti fu ultimato. Ricordo ancora perfettamente il giorno in cui lo misero in funzione. Da Melito a Saline ci sono circa sei chilometri,eppure a Melito quel giorno,era come se la terra sotto i piedi tremasse,si avvertiva un rumore cupo,assordante, sembrava l'urlo di un enorme animale preistorico ferito a morte, era come se le viscere della terra stessero per esplodere. Ho chiesto cosa fosse quella specie di boato e mi e' stato risposto che era il rumore della tecnologia, del progresso e del benessere che piano piano ci avremmo fatto l'abitudine. In realta' , quel rumore,era solo la voce di migliaia di sogni infranti,di illusioni disilluse,di speranze disperate. Dopo solo qualche ora di funzionamento, la chiave del quadro comandi dello stabilimento fu staccata e gettata per sempre in mare. La cosa paradossale fu che L'Istituto Superiore della Sanità, lo stesso organo statale che finanzio' il progetto, non rilascio' il permesso per l'attivazione degli impianti e vietò la messa in produzione, in quanto le bioproteine per alimentazione animale essendo prodotte con sostanze derivate dal petrolio come le paraffine avrebbero potuto avere degli effetti cancerogeni ,cosa che peraltro sapevano gia' perfettamente prima. Finisce cosi' miseramente il primo tentativo di industrializzare la zona.
In eredita' del "PACCO COLOMBO"ci rimane, al posto delle bellissime spiagge e degli agrumeti, solo un ammasso di cemento, ferro, amianto, una ciminiera ormai monumento all'imbecillita' dell'uomo e lo scheletro di un porto costruito a servizio dello stabilimento.
Il porto, la sola struttura dello stabilimento che avrebbe potuto, come si suol dire, "farci piangere con un occhio", e' stata abbandonata a se stessa. La mancanza assoluta di qualsiasi tipo di intervento manutentivo serio, sommato alla errata progettazione dei bracci,hanno fatto si che il mare, prima insabbiasse completamente l'imboccatura,poi successivamente, durante una violenta mareggiata ,abbattesse il muro del molo. Oggi, quello che e' l'unico porto tra Reggio e Roccella e' solo un ricovero temporaneo di imbarcazioni,quando invece,se ci fosse la volonta' politica,con un finanziamento di qualche milione di euro (una bazzecola rispetto allo sperpero di danaro pubblico) e con un serio piano integrato di gestione territoriale,potrebbe diventare uno dei porti turistici piu' importanti del Sud Italia.
Ma questo, evidentemente, ai signori del palazzo non interessa e non conviene, perche' quando un popolo inizia a stare bene, ad avere un'economia solida, ad essere economicamente indipendente, la politica e i politicanti privi di scrupoli iniziano a perderne il controllo. Il senso di sudditanza e servilismo dettati dal bisogno,caratteristica delle aree depresse come la nostra, iniziano a scomparire e con essi anche la comoda gestione dei voti. Purtroppo la verita' e' che siamo una delle tante microaree del sud italia considerate come un serbatoio di voti,un pozzo da cui attingere suffragi sicuri, spostabili e pilotabili, ora da un lato ora dall'altro a secondo delle esigenze. La condizione necessaria perche' resti questa situazione, e' che dobbiamo essere e restare un popolo che ha bisogno. Ci hanno fatto credere di avere in mano delle carte, invece ne avevano delle altre: HANNO BLUFFATO.
La strategia adottata dagli uomini del palazzo negli ultimi decenni e' sempre la stessa. Periodicamente,ogni cinque o dieci anni, ci propongono qualcosa spacciandola come la svolta epocale per la nostra terra,tranne poi lasciarci con un palmo di naso.
Il secondo grande BLUFF perpetrato ai nostri danni, ha inizio quasi contestualmente al fallimento definitivo dell'operazione Liquichimica.Verso la fine degli anni settanta,le Ferrovie dello Stato (ancora ente statale al 100%) decidono di costruire uno stabilimento per la costruzione e riparazione di vetture e locomotori. Le OFFICINE GRANDI RIPARAZIONI ( O.G.R.). Come sito ideale, per la costruzione dell'opera,venne individuata nel Comune di Montebello Jonico, a Saline Joniche, vicino il complesso della liquichimica,una vasta area prospiciente il mare coltivata ad agrumeti .
Le promesse e gli impegni dei politici iniziarono a fioccare come una nevicata sulle alpi. Promisero che sarebbe stata una delle officine tecnologicamente piu' avanzate del nostro paese,che avrebbe garantito 1000 e passa posti di lavoro,che la nostra economia era destinata a cambiare per sempre in positivo,che non ci sarebbe stato piu' bisogno di emigrare per trovare lavoro,insomma che le OGR ci avrebbero reso ricchi, felici e contenti. E' stato come buttare benzina su un cumulo di braci ardenti. In un attimo,si sono riaccese nella popolazione,le speranze,i sogni e le illusioni di un futuro migliore per se ed i propri figli. Nel mentre, i politici privi di scrupoli, iniziavano a promettere posti di lavoro a destra e a manca accaparrandosi voti per le varie tornate elettorali,i lavori per la costruzione dello stabilimento procedevano spediti. Venne costruito un ponte che, passando sopra la s.s.106 e fiancheggiando la linea ferrata esistente,doveva servire come accesso allo stabilimento per i convogli.
Un enorme serpente di cemento che deturpando irrimediabilmente il paesaggio, ostacolava (e ostacola) la vista del mare e impediva (ed impedisce) di edificare qualsiasi tipo di costruzione nelle vicinanze. Ma giustamente anche questo, all'epoca, e' stato ben accetto dalla popolazione. Un sacrificio di natura paesaggistica e territoriale fatto in nome del benessere collettivo era un giusto prezzo da pagare. I lavori, durati circa una decina di anni, si avviavano all'ultimazione e la corsa alle raccomandazioni si faceva sempre serrata e ricca di partecipanti. Chi lavorava gia' per le FF.SS. in altre province cercava di essere avvicinato,chi sperava di essere assunto,chi ambiva ad un'occupazione per un figlio o un familiare,insomma quasi tutte le famiglie dell' hinterland avevano bisogno di qualcosa. Chiaramente,in una situazione del genere,i soliti politici intellettualmente disonesti,sguazzavano come rospi in uno stagno pieno di moscerini. Nella seconda meta' degli anni ottanta, i lavori vengono ultimati e lo stabilimento aperto, ma immediatamente si capisce che qualcosa non va per il verso giusto. Da subito la struttura viene sfruttata a scartamento ridotto.
Dei mille e passa posti di lavoro solo un centinaio circa vengono coperti con personale gia' in organico alle FF.SS., di concorsi e di nuove assunzioni neanche l'ombra. La popolazione comincia a capire, i sogni,le speranze e le illusioni iniziano a svanire e il malcontento a serpeggiare. Considerato che negli anni novanta non era prevista alcuna opera sulla quale poter speculare, i politicanti avevano bisogno di qualcosa per non farsi sfuggire la situazione dalle mani. Con la complicita' delle FF.SS. ,che nel frattempo diventano Ferrovie dello Stato S.p.A il cui principale azionista è lo Stato italiano attraverso il Ministero del tesoro,riescono, fra un congresso e una riunione,un incontro con i sindacati ed uno con le maestranze,un comizio ed un'intervista,a tirare la corda e a far si che la situazione resti in fase di stallo fino alla fine degli anni novanta,garantendosi cosi' altri dieci anni di "BLUFF" e di pascolo politico abusivo nel nostro territorio. Nel 2001 il 1° di Gennaio,quando il pozzo delle promesse e degli impegni NON MANTENUTI ha finito di regalare "vagonate" di voti, le Ferrovie dello Stato spa hanno deciso di chiudere le OGR di Saline Joniche avvantaggiando analoghi impianti operanti in altre regioni e regalando al nostro territorio un'altra "CATTEDRALE NEL DESERTO"di cui certamente non ne avevamo alcun bisogno. La politica ha necessita' di zone economicamente depresse come la nostra. HA BISOGNO DI POPOLI CHE HANNO"BISOGNO".Ci hanno fatto credere di avere in mano delle carte, invece ne avevano delle altre: HANNO BLUFFATO.
Il terzo grande BLUFF che ritengo abbiamo subito, a differenza dei primi due che sono inconfutabili, sara' sicuramente oggetto di discussione perche' non tutti lo giudicheranno tale. Fa parte dell'ampio progetto malriuscito di industrializzare la provincia di Reggio Calabria ed e' stato concepito per collegare velocemente quelli che avrebbero dovuto essere i poli principali. La zona di Melito P.S.-Montebello e quella di Gioia Tauro-Rosarno. A supporto della Liquichimica, delle OGR di Saline,del Porto e del mai realizzato quinto centro siderurgico di Gioia Tauro tutte opere targate "PACCO COLOMBO", venne pensato, progettato, finanziato e realizzato il raddoppio ferroviario e l'elettrificazione della tratta Reggio - Melito. Effettivamente,il popolo dei pendolari,dall'attivazione del doppio binario qualche vantaggio lo ha avuto.
La tratta Melito -Reggio viene fatta risparmiando qualche minuto e con una maggiore frequenza di corse rispetto a prima. Certo che, in virtu' dello sforzo economico profuso per l'ammodernamento tecnologico dell'intera linea ferroviaria ed al prezzo che abbiamo dovuto pagare dal punto di vista turistico-costiero,i vantaggi tratti sono veramente poca cosa. Visto l'atteggiamento e la posizione di Rfi nei confronti della linea jonica , in una coerente ottica di aspettative positive,ci saremmo aspettati un'adeguata riconsiderazione dell'offerta trasportistica non solo dei treni regionali ma anche e soprattutto per i collegamenti nazionali. Purtroppo cosi' non e' stato. La tanto osannata e decantata metropolitana di superficie “nome ad effetto inventato per dare un tono di maggiore importanza al raddoppio ferroviario”,e’ servita, quasi esclusivamente, a spendere un bel po’ di soldini pubblici e ad alzare una sorta di cortina di ferro fra la terraferma ed il mare impedendo definitivamente qualsiasi tipo di sviluppo costiero. I politici degli enti locali di allora, avrebbero potuto, con un atteggiamento meno passivo e molto piu’ interessato, obbligare le FF.SS. ad interrare la linea ferrata come hanno fatto a Reggio Calabria con il lungomare o addirittura,assumendo un ruolo attivo e propositivo,confrontarsi con le FF.SS. sulla possibilita’ di progettare e realizzare quello che era un antico sogno risalente alla fine degli anni Sessanta quando Nello Vincelli era sottosegretario ai Trasporti e cioe’: trasferire la linea ferrata a monte per lasciare la parte litoranea a programmi turistici.Dall'ultimazione del raddoppio ferroviario sono passati un po' di anni, avanti con il prossimo bluff. Ad ognuno le proprie considerazioni sul passato ed anche sul futuro della nostra terra.
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